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CORSO DI COMUNICAZIONE EMPATICA
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La Comunicazione Empatica

Il comunicare, in tutti i suoi diversi aspetti, è la linfa stessa delle relazioni, è ciò che le crea, le mantiene ma ahimè, anche ciò che spesso le distrugge.

La vita è relazione, siamo sempre in relazione con qualcuno, qualcosa o con noi stessi. Soli non esisteremmo, nemmeno a livello fisico, e anche se ci isolassimo su di una montagna saremmo comunque sempre in relazione, anche semplicemente con l’ambiente e la natura che ci circonda. Non saremo mai una monade isola, ma siamo e saremo sempre una minuscola parte di una vita sconfinata, che nelle sue molteplice manifestazioni viventi è pur sempre attorno a noi, e con cui volenti o nolenti, siamo in continuo contatto.

Questo ci fa comprendere quanto è essenziale saper comunicare, in maniera da riuscire a creare, mantenere e ricostruire le nostre relazioni.

 

La Comunicazione Empatica, come metodologia, ha le sue radici nella Psicologia umanista; autori come Marshall Rosenberg con la sua “Comunicazione non Violenta”, e Thomas Gordon con la sua "Comunicazione Efficace", entrambi esponenti della Psicologia umanista, ci hanno lasciato in eredità dei metodi rivoluzionari, dai quali la Comunicazione Empatica prende vita, e che fanno del comunicare un'atto di consapevolezza, autenticità e amore.

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Cosa causa il conflitto?

A tutti noi sarà capitato di litigare o discutere con qualcuno, a tutti noi sarà capitato di perdere un'amicia, una relazione sentimentale o una relazione lavorativa.

Cosa succede in questi casi? Succede che abbiamo smesso di comunicare, anche se esteriormente sembrava ciò avenisse. Quando smetto di essere in contatto reale con me stesso e con l'altro avviene che smetto anche di comunicare ed incomincio ad emettere semplicemente suoni. 

Il conflitto nasce sempre perchè l'ego prende il soppravvento sul sè autentico, innanzitutto in noi stessi.  

Per comunicare devono esserci due persone in contatto onesto con sè stesse e con la propria interiorità, ma in realtà basta che una delle due lo sia per riuscire a portare quasi certamente anche l'altra su quel piano.

Affinchè la comunicazione sia reale serve che ognuna delle parti abbia il suo spazio, sia ascoltata e accettata per quello che è, che possa esprimere liberamente la sua condizione interna con autenticità, e soprattutto che ognuna delle parti parli di sè, della propria verità interiore e non dell'altro.
Nel conflitto accade esattamente l'opposto, innanzitutto manca un contatto autentico con i propri bisogni e non diamo spazio all'ascolto dei veri bisogni dell'altro; vogliamo prevaricare l'altro per paura che ostacoli la realizzazione dei nostri bisogni fittizi e non c'è accettazione dell'inevitabile reale stato dei fatti; non c'è spazio per approfondire cosa accade in noi e nell'altro e invece che aprirci onestamente esponendo cosa sentiamo, cosa viviamo internamente e ciò di cui avremmo bisogno, perdiamo il nostro tempo accusando l'altra persona, rendendola responsabile del nostro malessere, etichettandola se non addirittura insultandola.

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La Comunicazione Empatica come strumento per gestire il conflitto:

La Comunicazione empatica (CE da ora in poi) può essere un formidabile strumento per gestire i conflitti in corso o prevenirli e per costruire e preservare relazioni solide e gratificanti.  

Ci aiuta ad entrare in contatto in maniera autentica con gli altri e ad uscire da una modalità banale, superficiale e stereotipata di comunicare;  ci stimola ad una maggiore consapevolezza di noi stessi (auto-empatia), di ciò che sentiamo e abbiamo realmente bisogno, e parallelamente a sviluppare empatia verso l'altro/a, divenendo attenti e sintonizzati con il loro sentire interiore. In ultimo, ma non per importanza, ci invita ad essere responsabili e attivi nel produrre possibili scenari di risoluzione e attuare concrete strategie di pace e collaborazione.

La CE quindi ha uno strardinario potenziale anche nella direzione della nostra crescita personale, sviluppando in noi consapevolezza, capacità di stare con "quello che c'è", autenticità, profondità, empatia, radicamento, creatività, responsabilità e migliorando la nostra autostima e assertività.

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Il giudizio, il pregiudizio, lo stigmatizzare sono ostacoli all'empatia. L'empatia non giudica, non valuta, non categorizza, ma da spazio e valore al sentire proprio e altrui, a quello che è il mondo interiore dietro ai fatti. L'empatia non utilizza le categorie di buono e cattivo, di giusto e sbagliato, di bello e brutto, perchè ciò che le interessa è arrivare all'autenticità della persona, ai reali bisogni che muovono il suo animo, per poi magari trovare strategie più costruttive ed evolutive per gestire le situazioni.

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Spesso, in buona fede, mettiamo in atto modalità che sebbene possano anche avere un valore in altri contesti, non aiutano l'istaurarsi di una relazione empatica, come:

- il dare consigli

- l'esortare

- lo spiegare

- porre domande chiuse (inquisire)

- fare per l'altro

- ammonire

- scherzare

- distrarre

- ridimensionare

- moralizzare

- offrire soluzioni

- aiutare

- prendere su di sè il peso dell'altro

- dare giudizi personali

- parlare di sè

- consolare

- e altro...

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Ecco quelli che sono gli elementi fondamentali del metodo della CE:

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1) I messaggi "Io": quando litighiamo con qualcuno quello che accade è che esprimiamo messaggi "Tu", cioè attribuiamo all'altra/o responsabilità, colpe, giudizi, analisi se non veri e propri insulti. Nella  CE invece si parla solo con messaggi "Io", cioè comunichiamo solo il nostro vissuto personale, pensieri, emozioni senza parlare dell'altro. I messaggi "tu" si usano solo a conflitto terminato per rafforzare la relazione, inviando all'altra/o solo messaggi positivi, come d'apprezzamento o ringraziamento. Esistano anche i messaggi "noi", utili a creare e rafforzare il senso di coppia e/o di gruppo.

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2) Il non generalizzare: parole come "sempre", "mai", "ogni volta", "completamente" e altro di questa natura non vengono utilizzate, in quanto creano stereotipi, bloccano le persone in identificazioni e creano un forte senso di giudizio.

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​3) La concretezza: significa che nell’affrontare una questione si parlerà solo e specificatamente di quella questione, senza cioè tirar in ballo altre questioni, seppur simili, successe in passato, e in termini oggettivi, quindi descrivendola senza giudizi e analisi ma come se fossimo una telecamera che ha filmato una scena.

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4) Parlo di me e dell’altra/o in termini di sentimenti e bisogni: quando parlo di me, o se sto empatizzando, di altri, ne parlerò solo in termini di cosa sento a livello di sentimenti-emozioni, e di bisogni fondamentali.

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5) Ascolto attivo: l’ascolto attivo è un particolare modo di ascoltare gli altri. Nel farlo non solo starò in silenzio, concentrato e interessato a quello che mi viene comunicato, non solo darò segnali, anche semplicemente un cenno del capo, che comunicano all’altra/o il mio essere partecipe e attento a quello che mi sta dicendo, ma potrò anche fornire feedback verbali di vario tipo, per far comprendere all’altro/a che sto ascoltando con attenzione, per incoraggiarlo a continuare, per approfondire una cosa detta, per chiedere se ho compreso correttamente.

L’ascolto attivo è un’abilità che consiste nel dedicare la massima attenzione a ciò che l’altro sta comunicando, cercando di comprendere il suo punto di vista, i suoi sentimenti e le sue necessità, senza cadere nella tentazione di interrompere, distrarsi o formulare giudizi prematuri. Implica la dimostrazione di interesse e curiosità, il porre domande aperte e il fornire feedback costruttivi.

Quest’ultimo elemento, che può prendere la forma di riassunti, eco, parafrasi o riflessioni, serve a verificare la corretta comprensione del messaggio e a rafforzare il contatto tra i comunicanti.

 

6) Comunicazione non-verbale: comprende tutti quei segnali non-verbali come sguardi, espressioni del viso, gesti, segni, tono e timbro della voce, distanza fisica, postura. Trasmette informazioni ed emozioni attraverso il nostro corpo e comportamento.

Può rafforzare e completare il linguaggio verbale, regolarlo, ma talvolta anche contraddirlo.

La comunicazione non verbale ha una grande importanza nella comunicazione empatica, perché può rafforzare o contraddire il messaggio verbale, può influenzare le emozioni e le reazioni dell’altro, può creare o rompere il rapporto. La comunicazione non verbale empatica è quella che è congruente con il messaggio verbale che esprime con le parole, che esprime apertura, accettazione e interesse, che crea una sintonia e una vicinanza con l’altro.

 

7) Trovare strategie creative (l’atto di volontà): altro elemento fondamentale della Comunicazione empatica è il trovare soluzioni e nuove strategie. Non basta comprendere se stessi e gli altri con empatia, ma dobbiamo essere anche concreti, e in modo creativo trovare soluzioni ai quei bisogni contrastanti che creano conflitto tra le persone e nella società.

Per far ciò utilizzeremo la metodologia dell’Atto di Volontà preso dalla scuola della Psicosintesi, che consiste in:

1) Fissare un obbiettivo chiaro comune, che comprenda i bisogni di entrambe le parti.

2) Fare “brainstorming” sulle possibili soluzioni al problema.

3) Dopo averle valutate scegliere la soluzione che sembra la migliore.

4) Affermare la volontà di voler realizzare quella specifica soluzione (in certi casi, soprattutto se siamo in ambito legale e ufficiale, si può anche redarre un atto).

5) Pianificare una strategia concreta per realizzarla.

6) Mettere in atto la strategia scelta e valutare in itinere se apportare cambiamenti o addirittura sceglierne un’altra tornando al punto 2 o 3.

 

8) Consapevolezza e crescita personale:

la CE non è solo un metodo di risoluzione del conflitto, ma è una vera e propria strada alla consapevolezza e alla profondità interiore. Portandoci sempre più in contatto con noi stessi, in maniera autentica, ci permette di capire meglio chi siamo, ci aiuta a non essere superficiali, stereotipati, meccanici, massificati, ma di individuarci con sempre maggiore precisione, e comprendere i nostri veri bisogni essenziali. Questo non può che portare a crescere come essere umani.

 

9) Responsabilità e Libertà: La CE ci insegna che ciò che sento e sperimento non è colpa dell’altro, ma è una mia esperienza interiore di cui mi devo riappropriare, senza giudicarla o criticarla, ma comunque riconoscerla come mia. Questa responsabilità del nostro sentire, in realtà, ci da potere e ci libera da una posizione passiva, di vittima, attivando potere su noi stessi, e quindi donandoci libertà.

La CE responsabilizza noi stessi, ma allo stesso tempo evidenzia cosa  è responsabilità altrui. In un certo senso esplicita i confini tra me e l’altro, ed essenso i confini non solo ciò che separa ma anche ciò che unisce, ci potenzia nella nostra possibilità di costruire relazione.

 

10) Assertività: La CE non sostiene una filosofia buonista, nè tantomeno ci invita ad approvare tutto quello che gli altri dicono o fanno. Empatizzare significa far emergere l'esperienza interiore nell'altro, aiutarlo a connettersi con il suo Sè autentico, con il suo reale vissuto interiore, non approvare o giustificare le azioni e le scelte degli altri. Empatizzare non ci porta nemmeno a sacrificare totalmente noi stessi per gli altri, ma piuttosto rafforza la nostra capacità di riconoscere, esprimere e realizzare i nostri sogni e desideri, ma lo fa in maniera consapevole e in armonia con i bisogni degli altri.

 

11) Collaborare: Collegato al punto precedente dell'assertività, è quello del collaborare. La CE ci mostra come in pratica anche i nostri bisogni si realizzano meglio, e in maniera più appagante, quando ciò avviene in armonia con i bisogni delle altre persone, ma potremmo benissimo estendere il discorso ai bisogni di tutti gli esseri viventi. Noi e gli altri siamo collegati, parti della stessa realtà, in cui  c’è abbastanza spazio per la soddisfazione di ciascun essere vivente, se impariamo a collegarci autenticamente con i nostri reali bisogni e a quelli altrui.

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Corso di Comunicazione Empatica:

A chi è rivolto?

Il corso è rivolto a tutti : )   infatti tutti abbiamo relazioni e quindi necessitiamo di comunicare giornalmente con altre persone. 

In effetti ritengo che la CE andrebbe insegnata a tutti, a partire dai bambini nelle scuole. Saper comunicare sembra una cosa banale, spontanea, ma lo è solo se intorno a noi abbiamo figure adulte che sono in grado di farlo, altrimenti apprenderemo semplicemente a sentire e a parlare, ma non ad ascoltare e a comunicare.

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La CE è utile nelle relazioni quotidiane, come quella tra coniugi, tra genitori e figli, tra nonni e nipoti, tra fratelli e sorelle. Quanto sarebbe d'aiuto se nelle famiglie gli adulti conoscessero la CE e la insegnassero ai propri figli.
 

La sua utilità si allarga alle relazioni amicali, con i vicini di casa e condomini (pensate ad una riunione condominiale dove viene usata la CE), ma è utilissima anche nelle riunioni d'ufficio, di lavoro, tra aziende, e che dire nella politica, a livello locale ma ancora di più a livello internazionale, tra stati e nazioni.

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Altra importante area dove la CE è di grande beneficio è quella professionale, ad incominciare dalle professioni di aiuto come: medici, infermieri, ASA-OSS, psicologi, counselor, coach, psichiatri, educatori, mediatori; nel campo dell'insegnamento: maestre, insegnanti, professori, formatori, allenatori ma anche avvocati, giudici, forze dell'ordine, per chi lavora in carcere o in contesti d'emergenza, per chi ha dipendenti e gestisce del personale e per chiunque abbia una diretta relazione con il pubblico.

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Ripeto, la CE è utilissima a tutti, ed è un grande arricchimento sia a livello personale che relazionale.

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Il Corso!

Il corso si svolge in gruppo anche se, per chi fosse interessato, si può organizzare in modalità individuale. La parte teorica e didattica si sviluppano assieme, dando molto spazio alla pratica e all'aspetto esperienziale.

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Verrà dato del materiale didattico, utile poi per praticare anche a casa gli esercizi della CE. Verranno consigliati alcuni testi.

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L'esperienza in gruppo sarà utile per far propria la modalità della CE nell'interazione con gli altri, aiutando ad assimilarne i principi e la pratica. Alla fine ci si accorgerà come la CE, in fondo, è un metodo naturale e quasi spontaneo quando siamo collegati con noi stessi.

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Il Corso si divide in due livelli:

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Primo livello, 6 incontri in cui imparerai: l'auto-empatia, ad empatizzare con l'altro,  a trovare strategie per la risoluzione dei conflitti, la consapevolezza corporea-emotiva-mentale, l'assertività, l'espressione onesta di noi stessi, a gestire la rabbia con la CE, la differenza tra Ego e Sè, le sub-personalità, disidentificazione e auto-identificazione, i bisogni di accrescimento e i bisogni carenziali, la piramide dei bisogni, a diventare responsabile dei tuoi sentimenti e bisogni e a comprendere quelli degli altri, cosa sono i bisogni fondamentali, la differenza tra emozioni primarie e secondarie, l'auto-osservazione, il linguaggio "giraffa", gli ostacoli all'empatia, i messaggi "Io"-"Tu"-"Noi", l'ascolto attivo, la volontà amorevole e saggia in azione.

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Secondo Livello, 3 incontri in cui imparerai: il secondo livello è specificatamente pensato per imparare la mediazione empatica, utile per quando dobbiamo farci mediatori nella gestione di conflitti che coinvolgono altri soggetti che non siamo noi.

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Ostacoli all'Empatia:
Elementi Fondamentali della Comunicazione Empatica:

Contattaci

Dott. Umberto Petrosino

Psicologo Psicoterapeuta Counselor

 Saronno Psicologo Studio e Centro Psicoterapia Counseling Servizio a domicilio

Via Sant'Antonio 13

21047 Saronno (VA)

 

Tel. 3331438573

e-mail: umberto.petrosino@psypec.it

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